Rassegna stampa

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Da "Il Manifesto" n° 15060 (Agosto 2005)

Internet - Controllo : Wi-fi libero

È consentito solo alle amministrazioni pubbliche. Il decreto Gasparri permette di costruire una rete esclusivamente per scopi commerciali.

di IGOR JAN OCCELLI

AA.A. cercasi disperatamente connessione Internet senza fili, prezzo modico e banda larga, zona centro.
Risposta dal comune: accesso libero per un'ora al giorno, parco di Villa Borghese, Roma. E non è uno scherzo. La capitale ha deciso di «staccare la spina» con il progetto Roma wireless : connessione gratuita, libera da cavi e per un'ora al giorno nelle ville pubbliche del comune. Adesso è possibile solo a Villa Borghese, ma poi sarà la volta di Villa Torlonia, Villa Ada, Villa Pamphili e del Bioparco. Il wi-fi, ultima frontiera per la connessione Internet a banda larga, funziona similmente a una radio. Ci si collega alla Rete grazie a un hot spot , il punto d'accesso, che tramite un'antenna irradia il segnale entro un'area circoscritta (in questo caso il parco) chiamata Lan (local area network). Basta possedere un palmare o un portatile dotato dell'apposita scheda di rete per la connessione (costa intorno ai 100€) e le porte di Internet si spalancano. Tutto diventa possibile e all'aria aperta: controllare la mail, surfare nel web o ricevere informazioni sul luogo in cui ci si trova.

Ma il comune di Roma non è il solo a sperimentare il wi-fi gratuito. Pionieri tecnologici come Ninux.org e Napoliwireless.net ci provano già da qualche tempo. I due gruppi si sono dotati di una connessione a banda larga 24 ore su 24 e hanno pensato bene di condividerla. A sentir loro basta davvero poco: un pc connesso sempre alla Rete, un'antenna - si può costruire anche con un tubo di patatine Pringless(così narra la leggenda) - e l' hot spot è pronto (costo totale dell'operazione intorno ai 700€). L'ampiezza della trasmissione del segnale varia in base alla potenza dell'antenna: da 50 metri fino a 1,5 km. Più sono le persone che creano nodi e più grande diventa l'area con accesso a Internet. Il sogno è quello di mettere in piedi una vera e propria Man (metropolitan area network). Nino Ciurleo, creatore di Ninux.org (gioco di parole fra il suo nome e il famoso Linux), ha un progetto ambizioso: «Vogliamo creare una vera e propria comunità libera. Finora - prosegue Nino - siamo 160 iscritti interessati a costruire a Roma una rete libera per tutti, no profit e senza fili. I nodi attualmente montati e connessi tra loro sono 15. Le zone interessate sono piazza Bologna, Nomentana, Prenestina, Cristoforo Colombo».

Ninux.org non è solo. Anche a Napoli c'è un progetto simile. Entrambi puntano a creare una rete locale non commerciale: pura e semplice condivisione di risorse. Il progetto napoletano, che conta solo 4-5 persone è anch'esso ambizioso, come spiega Thomas D'Abrosca, il fondatore di Napoliwireless. «Puntiamo a creare servizi per i cittadini a partire da nodi funzionanti e testati». «L'unico limite - continua Thomas - è la fantasia… penso a una radio o una tv metropolitana, a dei servizi di videoassistenza e di telefonia fissa e mobile su ip (ossia la trasmissione di voce in tempo reale sulla Rete, ndr ), che con i software attuali e con i telefoni wi-fi è oramai realtà». I due progetti però si muovono con finalità diverse: Ninux.org punta sulla sperimentazione tecnologica, mentre Napoliwireless ha finalità sociali. Il punto è che nessuno dei due può partire.

La legge italiana che disciplina il wi-fi, il famoso decreto Gasparri, infatti, offre la possibilità di costruire una rete Lan per uso pubblico, ma con una particolarità: le iniziative devono essere esclusivamente commerciali. Sono pertanto bandite tutte quelle senza scopo di lucro, a meno che non si tratti di progetti della pubblica amministrazione.

Eppure il wi-fi free dovrebbe essere una risorsa collettiva, come dimostra l'espansione di pratiche sociali quali il wardriving o il warwalking . A piedi o in macchina i wardriver e i warwalker non fanno altro che girare per la città in cerca di hot-spot con l'obiettivo di creare una mappa di tutti i punti d'accesso sparsi nelle città. I nodi scovati vengono poi segnalati con un disegno tracciato per terra con il gesso (la pratica a cui si ispirano è infatti chiamata warcholking , dall'inglese cholk , gesso). Sembra un gioco per bambini d'altri tempi. Il passaggio successivo ha sempre a che fare con la condivisione della conoscenza: le mappe degli hot-spot vengono infatti pubblicate sui siti dedicati con la possibilità di continui aggiornamenti. I seguaci del wardriving si limitano alla ricerca e alla segnalazione, ma la pratica può sfociare nell'illegalità se si entra nel sistema per «scroccare» la connessione e navigare gratis.

E bisogna stare attenti. In Gran Bretagna nei giorni scorsi è arrivata la prima condanna: Gregoy Straszkiewicz dovrà scontare 12 mesi di carcere, con la condizionale, e pagare 500 sterline di multa per l'utilizzo di una rete wi-fi altrui: con il suo portatile si era collegato a Internet sfruttando l'accesso di un passante che era in automobile. Anche nel nostro ordinamento non si scherza. Sono infatti puniti l'intercettazione (art. 617 quarter c.p) e l'accesso abusivo a un sistema informatico (art. 615 ter. c.p.).

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misc/press.txt · Ultima modifica: 2010/12/22 12:23 da midori
 
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